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Domande e risposte — Comunicazione sull’obiettivo climatico dell’Europa per il 2040 e sul percorso verso la neutralità climatica entro il 2050 

1. Perché la Commissione presenta una raccomandazione per un obiettivo climatico per il 2040?

L’UE e gli Stati membri si sono impegnati, nell’ambito della normativa europea sul clima, a fare dell’UE il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. La normativa sul clima stabilisce un primo obiettivo intermedio per ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e impone alla Commissione di proporre un obiettivo intermedio successivo per il 2040. La normativa sul clima impone inoltre alla Commissione di pubblicare un bilancio previsto dell’UE per i gas a effetto serra per il periodo 2030-2050 che non metta a repentaglio gli impegni assunti dall’UE nel quadro dell’accordo di Parigi. La proposta di un obiettivo per il 2040 dovrebbe essere presentata entro 6 mesi dal primo bilancio globale dell’accordo di Parigi, tenutosi nel dicembre 2023.

Oggi la Commissione pubblica una comunicazione che avvia il processo di preparazione dell’obiettivo per il 2040 e apre un ampio dibattito politico e un dialogo con le parti interessate e i cittadini. La Commissione ha inoltre pubblicato una valutazione d’impatto dettagliata sui possibili percorsi verso il conseguimento della neutralità climatica entro il 2050, che servirà da base per il dibattito e le future scelte legislative e politiche. Sulla base della valutazione d’impatto e del parere del comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici (ESABCC), la Commissione raccomanda una riduzione del 90% delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2040. La proposta legislativa di presentare l’obiettivo climatico per il 2040 sarà di competenza della prossima Commissione, successivamente alle elezioni europee nonché dei dibattiti e del dialogo che si terranno nei prossimi mesi.

La definizione tempestiva di tali obiettivi consentirà all’UE di mettere in atto le politiche e gli investimenti necessari per garantire che la transizione verso la neutralità climatica vada di pari passo con un’economia forte e stabile, un’industria competitiva e posti di lavoro adeguati alle esigenze future in Europa, con energia, prodotti alimentari e materiali sostenibili e a prezzi accessibili. In sintesi, un’economia più resiliente alle crisi future e agli shock dei prezzi e una società forte, sostenibile e prospera in Europa.

A livello internazionale, l’UE è tenuta a presentare un nuovo contributo determinato a livello nazionale (NDC) nel quadro dell’accordo di Parigi entro il 2025. L’obiettivo climatico per il 2040, una volta concordato, costituirà la base di questo nuovo impegno internazionale. Dovrebbe essere fissato al livello appropriato per incoraggiare gli altri partner internazionali a fare la loro giusta parte e impostare il mondo su una traiettoria compatibile con il limite di variazione della temperatura di 1,5°C previsto dall’accordo di Parigi, al fine di evitare gli effetti più gravi e i costi dei cambiamenti climatici. La sfida è ardua: nel 2023 il mondo ha registrato temperature record, che sono già prossime a tale soglia.

2. Quali sono le condizioni affinché l’Europa possa ridurre le emissioni del 90% entro il 2040?

La Commissione ha formulato la sua raccomandazione sulla base di un’approfondita valutazione d’impatto che ha esaminato nel dettaglio le implicazioni socioeconomiche e ambientali di una gamma di percorsi di riduzione delle emissioni. La proposta legislativa di rendere giuridicamente vincolante l’obiettivo per il 2040 rientrerà nella prossima Commissione, sulla scorta delle conclusioni di un ampio dibattito orientativo avviato oggi dalla presente comunicazione. La proposta sarà oggetto dei consueti negoziati interistituzionali con entrambi i colegislatori dell’UE e si tradurrebbe in una modifica della normativa europea sul clima.

Una volta adottato un obiettivo giuridicamente vincolante per il 2040, inizieranno i preparativi per un quadro politico post-2030. L’attuale quadro politico e il lavoro svolto nell’attuale decennio plasmeranno il percorso dell’Europa verso il 2040 e la neutralità climatica entro il 2050. La prossima Commissione europea avrà la responsabilità di presentare proposte legislative su tale base e di garantire un contributo equilibrato ed efficace sotto il profilo dei costi di tutti i settori alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e agli assorbimenti di carbonio. 

Il conseguimento dell’obiettivo raccomandato per il 2040, presentato nella comunicazione attraverso le riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra e assorbimenti di carbonio necessari, richiederà una serie di condizioni favorevoli, tra cui la piena attuazione del quadro concordato per il 2030, la garanzia della competitività dell’industria europea, una maggiore attenzione a una transizione giusta che non lasci indietro nessuno, condizioni di parità con i partner internazionali e un dialogo strategico sul quadro post-2030, anche con l’industria e il settore agricolo.

Attraverso l’esame di diverse opzioni per il percorso verso la neutralità climatica e gli obiettivi per il 2040, la presente comunicazione e la sua valutazione d’impatto illustrano le misure da adottare per conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e il tipo di trasformazioni che saranno necessarie entro il 2040. La comunicazione sottolinea la necessità di aumentare il livello di ambizione a livello degli Stati membri nell’ambito dei piani nazionali per l’energia e il clima aggiornati

Dobbiamo sfruttare tutte le soluzioni a zero e a basse emissioni di carbonio per decarbonizzare il sistema energetico entro il 2040, comprese le energie rinnovabili, il nucleare e la bioenergia, l’efficienza e lo stoccaggio dell’energia, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio (CCU e CCS), gli assorbimenti di carbonio, l’energia geotermica e idroelettrica nonché tutte le altre tecnologie energetiche a zero emissioni nette attuali e future. Sono stati compiuti notevoli progressi in materia di energie rinnovabili, comprese le misure di accompagnamento con recenti piani d’azione sull’energia eolica e sulle reti eoliche. Queste sono destinate ad aumentare, mentre il consumo di combustibili fossili per l’energia entro il 2040 dovrebbe ridursi di circa l’80% rispetto al 2021 e il carbone sarà gradualmente eliminato.

Il settore energetico, in particolare quello dell’energia elettrica, sta guidando la decarbonizzazione dell’UE. Questo è stato reso possibile dal quadro politico prevedibile e ambizioso istituito negli ultimi anni. L’obiettivo climatico raccomandato per il 2040 corrisponde a una decarbonizzazione prossima alla piena decarbonizzazione dell’energia elettrica nella seconda metà del decennio 2031-2040, con reti più intelligenti, integrazione del sistema, flessibilità della domanda e soluzioni di stoccaggio. L’elettrificazione del parco immobiliare e del settore dei trasporti sarà fondamentale a tal fine. Nel settore dell’energia si presterà ulteriore attenzione alla garanzia di una rapida diffusione di tutte le energie rinnovabili, nonché di soluzioni a zero e a basse emissioni di carbonio nonché all’ulteriore sviluppo dell’efficienza energetica. 

L’obiettivo raccomandato per il 2040 comporta inoltre una diffusione più precoce della cattura del carbonio, che genererà assorbimenti di carbonio industriali, integrando gli assorbimenti basati sul suolo che sequestrano carbonio nella biomassa e nel suolo nonché gli assorbimenti naturali di carbonio. Oltre alla comunicazione, la Commissione presenta anche una comunicazione specifica sulla gestione industriale del carbonio con una visione del futuro quadro politico e degli investimenti per sfruttare questo potenziale. La Commissione sta inoltre varando un’alleanza industriale per agevolare la cooperazione delle parti interessate a livello dell’UE al fine di accelerare la diffusione dei piccoli reattori modulari.  

Per quanto riguarda altri settori, anche l’industria subirà una profonda trasformazione per conseguire l’obiettivo raccomandato per il 2040. Questo sarà conseguito con la domanda di energia pulita attraverso l’elettrificazione, il passaggio a combustibili non fossili e l’attuazione di nuovi processi tecnologici e di azioni in materia di economia circolare.  Il settore dei trasporti sarà decarbonizzato mediante una combinazione di soluzioni tecnologiche e di fissazione del prezzo del carbonio nonché un sistema di trasporto multimodale efficiente e interconnesso, sia per i passeggeri che per le merci. Secondo le proiezioni le emissioni dei trasporti diminuiranno di quasi l’80% entro il 2040.  Anche l’agricoltura può svolgere un ruolo fondamentale nella transizione. Il settore è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare in Europa e, grazie a politiche efficaci che premiano le buone pratiche e il sostegno adeguato, può anche contribuire a ridurre le emissioni e fornire altri servizi essenziali, come il miglioramento della capacità dei suoli e delle foreste di immagazzinare più carbonio.

Il percorso verso il 2040 e queste trasformazioni a livello settoriale dovranno disporre del sostegno di un quadro politico adeguato. Questo dovrebbe consistere in una serie adeguata di incentivi, meccanismi di fissazione dei prezzi e un contesto favorevole che favorisca gli investimenti pubblici e privati. Dovrebbe garantire la disponibilità di una forza lavoro qualificata, sviluppare una base di produzione di tecnologie pulite nell’UE e plasmare una transizione socialmente equa. L’aumento degli investimenti per la decarbonizzazione sarà di importanza fondamentale in tutti i settori dell’economia, come la produzione di energia elettrica, l’industria, l’edilizia e i trasporti.  

3. Quali sono i vantaggi economici della fissazione di un obiettivo per il 2040 e della riduzione delle emissioni del 90%?

La fissazione in tempo utile di un obiettivo per il 2040 fornirà le informazioni, la prevedibilità e la fiducia essenziali per i cittadini, le imprese e le autorità pubbliche che devono prendere oggi le giuste decisioni di investimento e scelte politiche e prepararsi all’economia di domani. Tra esse si annoverano le decisioni in materia di politiche e finanziamenti pubblici con un numero significativo di investimenti su vasta scala previsti per decarbonizzare il sistema energetico e la produzione di energia, l’industria, i trasporti nonché i sistemi di riscaldamento e raffrescamento per edifici più efficienti sotto il profilo energetico.

La definizione di un obiettivo per il 2040 porrà un termine allo spreco di risorse scarse, ad esempio inviando segnali chiari del fatto che gli investimenti nelle tecnologie ad alta intensità di carbonio non sono compatibili con la traiettoria che l’UE seguirà nei prossimi decenni. Invierà invece segnali chiari all’industria e alle imprese in merito alle opportunità future nei settori delle tecnologie pulite, anche per quanto riguarda l’industria manifatturiera, e ai singoli individui in merito a dove sorgeranno future opportunità di lavoro e sulle competenze richieste. Una pianificazione tempestiva ridurrà al minimo il rischio di bloccare investimenti dannosi e di creare attivi non recuperabili.

Man mano che sempre più paesi progrediscono nella transizione pulita, la domanda mondiale di tecnologie a zero e a basse emissioni e di prodotti e servizi sostenibili crescerà rapidamente e la concorrenza per lo sviluppo di tali tecnologie sarà pertanto intensa. Nel solo settore della produzione di tecnologie pulite, il mercato triplicherà a 650 miliardi di dollari entro il 2030. L’UE deve assumere un ruolo guida in questa corsa facendo leva sui nostri punti di forza e migliorando nel contempo gli altri fattori che guidano la decisione delle imprese di investire e mantenere una presenza produttiva in Europa. I punti di forza dell’UE risiedono, tra l’altro, nella sua stabilità, nelle sue politiche prevedibili e nella sua lunga storia di immissione nei mercati di soluzioni industriali innovative e di elevata qualità. Agendo ora e creando il quadro nonché le condizioni favorevoli alla decarbonizzazione dell’industria in linea con il piano industriale del Green Deal, l’UE rafforzerà la propria leadership e competitività in una serie di tecnologie pulite e creerà nuove tecnologie in futuro. Un’attenzione particolare sarà prestata alle PMI, che potrebbero aver bisogno di un sostegno supplementare per adeguare i loro processi di produzione all’attuazione del quadro del Green Deal.

Gli investimenti nell’energia pulita contribuiranno inoltre a ridurre il ricorso a combustibili fossili importati, rendendoci più resilienti dal punto di vista economico e politico, mettendo al riparo l’UE dagli shock dei prezzi dei combustibili fossili e dalle sfide in materia di sicurezza dell’approvvigionamento. Il conseguimento dell’obiettivo raccomandato nel 2040 e della neutralità climatica entro il 2050 consentirebbe all’UE di ridurre il costo delle importazioni di combustibili fossili di circa 2,8 miliardi di € nel periodo 2031-2050, rispetto a quanto importato in media dall’UE nel periodo 2011-2020. 

La crisi climatica minaccia la natura, le risorse idriche, l’agricoltura, la produzione alimentare e altri servizi essenziali che dipendono da ecosistemi sani. Esso aggrava i rischi per la biodiversità unica dell’Europa e mette a repentaglio la capacità dei settori agricolo e forestale di garantire la sicurezza alimentare e le materie prime per una bioeconomia sostenibile e circolare. Riducendo le emissioni di gas a effetto serra e aumentando gli assorbimenti di carbonio, l’UE può scongiurare gli effetti peggiori della crisi climatica sull’ambiente e sulla biodiversità, che sono essenziali per la mitigazione dei cambiamenti climatici e la resilienza, e rendere gli ecosistemi più sani. 

Mantenere il mondo sulla buona strada per rispettare il limite del cambiamento di temperatura di 1,5°C previsto dall’accordo di Parigi è necessario per preservare un clima favorevole a società prospere e prospere, non solo nell’UE ma anche a livello mondiale. Il costo cumulativo del PIL aggiuntivo derivato da un percorso di riscaldamento globale più elevato è stimato a circa 2,4 miliardi di € per il periodo 2031-2050, rispetto ai costi nell’ambito di un percorso compatibile con l’obiettivo dei 1,5°C previsto dall’accordo di Parigi. L’inazione comporterebbe costi maggiori e crescenti per la nostra economia. I costi e l’impatto umano della crisi climatica sono già evidenti e si stanno intensificando, colpendo tutti gli aspetti della vita, della società e dell’economia. Stimare i costi dei futuri eventi meteorologici estremi è estremamente difficile e soggetto a notevoli incertezze, ma una stima prudente è che il PIL dell’UE potrebbe essere inferiore di circa il 7% entro la fine del secolo in assenza di notevoli sforzi di mitigazione. 

4. Cosa significherebbe un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% per i cittadini europei?

La transizione verso la neutralità climatica consiste nel garantire la prosperità e il benessere dei cittadini dell’UE ora e a lungo termine, garantendo nel contempo una transizione equa che affronti l’impatto dei cambiamenti necessari sui più vulnerabili. L’equità, la solidarietà e le politiche sociali sono al centro della transizione e i cittadini dell’UE sono al centro del Green Deal europeo. La transizione climatica va di pari passo con un’economia competitiva e posti di lavoro di qualità nelle attività a zero emissioni nette in rapida crescita, dalla produzione di tecnologie pulite europee alla ristrutturazione degli edifici, passando per l’approvvigionamento di alimenti sani e sostenibili e il sequestro del carbonio nei suoli agricoli. 

La vita e i mezzi di sussistenza dei cittadini europei sono già perturbati con frequenza crescente da inondazioni, ondate di calore, incendi boschivi, tempeste o siccità e altri eventi e cambiamenti legati al clima. La riduzione delle emissioni è un modo per prevenire e proteggere da tali minacce.

L’inquinamento atmosferico incide sulla vita di milioni di persone nelle zone urbane e rurali dell’UE. Ridurre l’uso di combustibili fossili in linea con l’obiettivo raccomandato per il 2040 ridurrebbe questi decessi prematuri da 466 000 nel 2015 a 196 000 ogni anno entro il 2040. Migliorerebbe la salute respiratoria della maggior parte della popolazione dell’UE e renderebbe le aree urbane più salutari in cui vivere. Oltre agli importanti vantaggi in termini di qualità dell’aria derivanti dall’abbandono della combustione di combustibili fossili, l’economia circolare diventerà sempre più importante per affrontare i cambiamenti climatici e creare nuove opportunità economiche, riducendo l’uso delle risorse e dell’energia.  

La transizione offrirà inoltre nuove opportunità per le imprese e la creazione di posti di lavoro e per i lavoratori a tutti i livelli di competenze, in particolare nelle attività a zero emissioni nette in rapida crescita. Ciò richiederà di investire nelle persone attraverso la riqualificazione e il miglioramento delle competenze della forza lavoro, il sostegno alle transizioni nel mercato del lavoro e misure mirate di sostegno al reddito. Parallelamente a queste misure sarà fondamentale un dialogo sociale efficace che coinvolga le parti interessate e i cittadini.

I cittadini dell’UE sono anche importanti agenti del cambiamento per i prossimi decenni, in quanto investitori e consumatori. Nel settore residenziale i sistemi di riscaldamento e raffrescamento decarbonizzati miglioreranno l’efficienza energetica degli edifici. Di conseguenza, le condizioni di vita saranno migliorate, sia in termini di comfort che di salute e anche di riduzione della spesa per l’energia. Le politiche e i fondi pubblici dovrebbero sostenere gli investimenti nella decarbonizzazione da parte delle famiglie a basso reddito e vulnerabili al fine di garantire un accesso equo e a prezzi abbordabili ad alloggi di qualità.

Anche la decarbonizzazione del trasporto su strada, con il passaggio a veicoli a emissioni zero e il miglioramento della mobilità, incideranno direttamente sulla qualità dell’aria e quindi sulla salute di tutti gli europei. La transizione verso la neutralità climatica comporta la promozione di una mobilità sostenibile e a prezzi accessibili, attraverso un’adeguata pianificazione urbana, che sarà importante per consentire un maggior numero di trasporti pubblici e una mobilità attiva, come gli spostamenti a piedi e in bicicletta per i tragitti su breve distanza. Garantire un accesso agevole a soluzioni di mobilità a zero emissioni nette per tutti e regioni rurali e remote dell’UE connesse meglio costituirà una parte essenziale della transizione.  

Agricoltori, silvicoltori e pescatori avranno nuove opportunità commerciali per conseguire assorbimenti di carbonio, biomassa e biomateriali, ad esempio per l’industria, l’edilizia, le sostanze chimiche, l’energia e i trasporti. Il maggiore ricorso ai residui e ai rifiuti di biomassa, ai biocarburanti avanzati, alla bioenergia con tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS) e ai bioprodotti dovrebbe essere accompagnato da norme chiare in materia di sostenibilità.  

5. Quali sono gli investimenti necessari per conseguire l’obiettivo del 2040?  

La transizione verso la neutralità climatica esige un programma globale di investimenti nei prossimi decenni per garantire ampi miglioramenti della qualità della vita e garantire la futura competitività economica dell’Europa. L’UE dovrà mobilitare la giusta combinazione di investimenti dei settori pubblico e privato per rendere la nostra economia sostenibile e competitiva e garantire che l’Unione rimanga una destinazione attraente per gli investimenti nella ricerca, nell’innovazione, nella diffusione di nuove tecnologie, nelle soluzioni circolari e nelle infrastrutture. Sarà in particolare necessario investire nella produzione di energia pulita e nella decarbonizzazione dei processi industriali, nel riscaldamento e nel raffrescamento negli edifici, oltre che in tutti i mezzi di trasporto. Saranno inoltre necessari ingenti investimenti per migliorare l’efficienza energetica dell’economia dell’UE, in particolare degli edifici.

Tutte le opzioni esaminate nella valutazione d’impatto richiedono un livello di investimenti analogo nel periodo 2031-2050 per raggiungere la neutralità climatica. Tutte comportano inoltre il riorientamento delle risorse che altrimenti, in assenza di interventi, dovrebbero essere investite anche in tecnologie a più alta intensità di carbonio per soddisfare il fabbisogno energetico dell’economia.

Un ulteriore 1,5% del PIL rispetto al decennio 2011-2020 dovrebbe essere investito annualmente nella transizione, trasferendo le risorse da usi meno sostenibili, come le sovvenzioni ai combustibili fossili. A tal fine sarà indispensabile una forte mobilitazione del settore privato. Il settore privato realizzerà la maggior parte di questi investimenti se il quadro politico incentiva gli investimenti a basse emissioni di carbonio e scoraggia gli investimenti ad alta intensità di carbonio, a condizione che vi sia un forte interesse commerciale per tali investimenti.

La valutazione d’impatto della Commissione a sostegno della comunicazione stima che gli investimenti medi annui nel sistema energetico, esclusi i trasporti, dovranno aumentare a circa 660 miliardi di € l’anno nel periodo 2031-2050. Si tratta di un aumento rispetto ai bassi livelli di investimenti nel sistema energetico nel 2011-2020, passando dall’1,7% del PIL nel 2011-2020 al 3,2% nel 2031-2050. Nel settore dei trasporti, gli investimenti annuali dovrebbero salire a circa 870 miliardi di €, ma restare sostanzialmente costanti in percentuale del PIL, attestandosi intorno al 4,2%.

La decarbonizzazione del sistema energetico dell’UE richiede un’intensificazione degli sforzi volti a sostituire i combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, conseguendo risparmi energetici significativi e la diffusione di processi innovativi nell’industria. Gli attivi esistenti (ad esempio centrali elettriche a base fossile, sistemi di riscaldamento e raffreddamento o processi industriali) saranno sostituiti da attività rinnovabili, a basse emissioni di carbonio o basate sull’energia elettrica, le cui intensità di capitale sono superiori agli attivi basati sui combustibili fossili.

Sul versante della domanda, la decarbonizzazione dei processi industriali e il miglioramento dell’efficienza energetica richiederanno investimenti significativi, in particolare nelle industrie ad alta intensità energetica. Anche il passaggio all’energia elettrica come principale vettore energetico e la produzione di combustibili alternativi più sostenibili per alimentare il settore dei trasporti richiederanno investimenti significativi nei prossimi decenni.

Gli investimenti sfoceranno in nuove opportunità commerciali, ma richiederanno anche le giuste condizioni per attrarre i finanziamenti necessari su larga scala. Il bilancio dell’UE dovrà pertanto essere pienamente mobilitato in questo processo e le entrate derivanti dalla fissazione del prezzo del carbonio dovrebbero costituire un’importante fonte di fondi per l’azione per il clima. Occorre creare le condizioni per agevolare questo livello di investimenti, con un coordinamento efficace e utilizzando al meglio le risorse finanziarie pubbliche per attrarre investimenti privati ed evitare decisioni di investimento non compatibili con la transizione. Per mobilitare gli investimenti privati, l’UE ha bisogno di significativi incentivi politici e finanziari, per continuare a sviluppare il suo quadro per la finanza sostenibile, approfondire l’Unione dei mercati dei capitali dell’UE, rafforzare la sua capacità di agevolare i progetti e creare le basi per nuovi modelli imprenditoriali in settori chiave della transizione.

Il sostegno al settore pubblico e gli investimenti diretti dovrebbero essere attuati in modo strategico, anche anticipando e massimizzando le risorse esistenti e mettendo in comune su larga scala i finanziamenti, rendendoli accessibili nel modo più rapido e semplice possibile e agevolando le sinergie tra i diversi strumenti. Il Fondo per l’innovazione del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE fornirà uno strumento strategico per sostenere e ampliare le tecnologie innovative e diventerà uno strumento fondamentale per attuare il piano industriale del Green Deal. 

FONTE: COMUNICATO STAMPA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

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